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Cronaca della tre giorni di Cercola culminata con la vittoria del tricolore da parte delle iseffine
di Marco De Rosa
Ci sono voluti ben quattro tentativi all’Isef per vincere, questa volta. Forse anche un po’ per mettere in pari i conti con l’equilibrio statistico. Per una società vincente come la nostra, però, i precedenti tentativi sono apparsi quasi come un fallimento senza precedenti. D’altronde, se non è un caso che appena l’Isef ha messo piede nei campionati regionali, dalla serie B alla serie A e ha fatto incetta di trofei annichilendo ogni avversaria, non può essere un caso vincere quattro campionati regionali di fila. Mancava l’ultimo tassello del puzzle, il più importante e quello tanto sognato. Perché si tratta ancora di un sogno, dal quale non vorremmo svegliarci mai e la cosa più incantevole è che se anche ci svegliassimo ci renderemmo conto che è tutto vero, niente è destinato a scomparire una volta tornati alla realtà. L’Isef femminile è campione d’Italia, ci sono le prove: dal prossimo anno si giocherà con lo scudetto cucito sul petto. E’ un successo partito da lontano, dall’inizio della stagione agonistica, perdipiù nello scetticismo generale. Ma piano piano la squadra ha acquistato fiducia e consapevolezza dei propri mezzi, anche a seguito di sconfitte importanti, come quella in campionato contro il Sorrento. A far da cornice ai momenti “così così” della squadra, gli infortuni: uno su tutti quello occorso a Maria Gimena Blanco, costretta a restar fuori dal campo di gioco per oltre due mesi. Il titolo regionale arriva lo stesso, in Coppa Italia la squadra offre una buona prestazione ma cade sotto i colpi del Real Statte, che poi perderà in finale contro lo Sporting Torrino. Nell’ultima partita delle fasi nazionali preliminari accade l’inverosimile: a sfidarsi sono proprio Isef e Statte, già qualificate e pertanto con il pensiero già alle Final Eight. Macchè, fin dall’inizio, fin da quando l’Isef femminile ancora non era nata ufficialmente, tra di loro è stata sempre “guerra”: l’Isef perde la testa e la partita, ma soprattutto perde anche il fenomeno argentino, “Nanà” Blanco, per un’espulsione. Niente quarti di finale per lei.
Nelle fasi di riscaldamento delle ragazze la tensione si taglia a fette: Gimena vorrebbe spaccare il mondo se solo avesse un’opportunità ma è costretta a guardarle dalla balaustra del Palacercola. Di fronte il Cornedo, squadra vicentina di ottima fattura, preparata tatticamente e tecnicamente. E nel primo tempo le cose vanno male, malissimo: ragazze forse troppo agitate, impattano contro l’ottima impostazione difensiva del Cornedo, che riparte in modo pericoloso appena ne ha l’occasione, ma che punge anche poco e soprattutto con tiri dalla distanza. A tre minuti dalla fine del primo tempo è la Menti a portare in vantaggio le vicentine: Sporting Planet di Cercola ammutolito, tranne il gruppo di tifosi giunti dal Veneto per sostenere la propria squadra. Negli spogliatoi mister Iamunno accende la luce, le ragazze si trasformano ed iniziano a sciorinare un futsal bello e convincente. Dopo due minuti ci pensa Valentina Maione a riportare in piedi la partita. E’ il gol che cambia ogni cosa: d’ora in poi non vedremo più una squadra contratta, timida ed impaurita, ma soltanto cattiveria agonistica, convinzione, grinta e cuore. Quel cuore che consente di battere il Cornedo con due gol d’antologia di Rossella Vitale e le marcature di Cary e Di Dato. In mezzo la rete di Battilana, che fissa il punteggio sul definitivo 5-2.
In semifinale c’è il Futsal Preci, ritenuta da tutti ma non certo da noi, la favorita per la vittoria finale. Si tratta di una probabile finale anticipata, ma la voglia di incontrare lo Statte in finale è talmente alta che qualche pericolo di deconcentrazione poteva esserci. Altra ipotesi totalmente infondata: Gimena Blanco questa volta c’è e tutti se ne accorgono dopo appena due minuti di gioco. Il nostro fenomeno mette due volte la sfera nel sacco e i giochi sono già chiusi. Il palazzetto urla di gioia, la gioia di chi non crede ai propri occhi: il fenomeno argentino fa quello che vuole e s’inventa una cinquina d’applausi, lasciando alle avversarie soltanto i bruscolini, il gol della bandiera della Tolotti. A chiudere la serata di grazia è sempre il capitano, Cira Di Dato, fissando il punteggio sul 6-1. Tennis o calcio a 5? Scontato il paragone, non tanto il risultato, perché forse mai nessuno si sarebbe aspettato tanto dalle iseffine, soprattutto una Blanco in questa forma. Appena arriva il pallone è già pronto il tifo assordante delle tribune per incitarla e per spingerla ad un altro tocco di classe. Ma per ora può bastare. E’ tempo di pensare alla finale, guarda un po’, proprio contro lo Statte che, nell’altra parte del tabellone, si è sbarazzata agevolmente del Futsal Cagliari e in modo tutt’altro che semplice del Kick Off Milano.
Durante la lettura delle formazioni, arrivati al numero 10 la folla impazzita gioisce come per un gol, e da lì si capisce quanto sia entrata nei cuori degli iseffini, Nanà. Dagli spogliatoi, prima del riscaldamento, escono ragazze dal volto gonfio di lacrime, frutto di un allenatore, Vincenzo Iamunno, che ha voluto dedicare loro una lettera di ringraziamento per tutto quello che avevano fatto, con la speranza di riuscire a completare il puzzle, con l’ultimo tassello, quello più importante, dicevamo. Una partita da consegnare alla storia, per grinta, cuore, passione e sacrificio. Basta un gol dell’altra fuoriclasse argentina, Alejandra Argento, con un fendente piazzato a mezz’altezza sul palo lontano: nulla può il miglior portiere italiano Valentina Margarito, che spero non si offenda se per questa volta la detronizziamo mettendoci la nostra Mascia al suo posto. I brividi non mancano, come il palo della Convertino, subito pareggiato dal legno colpito dalla nostra Gimenona. Di gioco ce n’è poco, di emozioni però a non finire. Gli ultimi decimi di secondo sono di un frastuono assordante, e come tutti gli eventi sportivi, i più belli: le ragazze hanno trovato l’ultimo tassello del puzzle ed incollato al suo posto, lo scudetto è vinto, la coppa è nelle nostre mani dopo quattro anni di sofferenze e di sacrifici. Inutile dire quanto sia stato meritato questo successo, sia di squadra sia individuale visto che la nostra Nanà ha vinto anche il premio come miglior giocatrice della manifestazione. Resta la soddisfazione di poter giocare il prossimo anno con il tricolore cucito sul petto e la consapevolezza che il lavoro paga, sempre, così come il coraggio di aver fatto delle scelte, risultate, col senno di poi, vincenti. Vincenti come l’Isef. Grazie ragazze.
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