| Speciale "La Tribuna": il Pagellone |
| martedì 27 luglio 2010 | |
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Iseffine da dieci e lode: ecco il pagellone
Monica Novellino: Qualche scampolo di partita o poco più, ma la sua presenza si sente eccome. Sfiora il gol sia con il Cornedo che con il Preci, è una delle new entry di questo gruppo. A pieno titolo avrà anche lei il tricolore sul petto, forse se fosse entrato anche solo un pallone nel sacco avrebbe anche giocato qualche minuto in più, ma alla fine è andata così ed è andata benissimo. Dimostrazione pratica che in poco tempo si può passare dal calcio al calcio a 5, conquistando da subito obiettivi importanti. Affiatamento con le proprie compagne come tra mamma e figlio. Valentina Maione: Non ce ne voglia il tecnico Vincenzo Iamunno, ma se lui ha un pupillo in squadra, questa è senza ombra di dubbio lei. Straordinario carattere, quello della Maione, quest’anno ha dovuto faticare forse anche più delle altre per entrare nei meccanismi del calcio a 5. All’inizio della stagione l’allenatore ha provato a spostarla anche in altri ruoli, ma alla fine si è convinto nella bontà delle sue potenzialità e alla fine ha avuto il merito, importantissimo di sbloccare l’Isef dal suo torpore nei quarti contro il Cornedo. Da quel momento la squadra ha acceso la luce. Iamunno confidava nella scintilla ma lei ha addirittura acceso la luce. Alejandra Argento: Si nota raramente in mezzo al campo, ma la senti eccome. “Uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare” cantava Ligabue, lei impersona la strofa al meglio ed addirittura si toglie lo “sfizio” di essere match – winner della finale. Contrasti, chiusure, diagonale, raddoppi… fa tutto lei e benissimo, nei minuti in cui è in panca a rifiatare incita le compagne a non mollare. Amica inseparabile dell’altro fenomeno argentino, del quale parleremo dopo. Da lei ha preso la tenacia e la voglia di vincere. Stupenda l’immagine che la vede alzare il pugno al cielo, portata in trionfo dalle compagne al momento del gol contro il Real Statte. Maria Ponticiello: Il suo apporto va anche aldilà dal contributo dato in campo. A dir al verità, in queste Final Eight non è stata una protagonista, ma la sua presenza si è notata nell’arco di tutto un anno. Anche lei proveniente dal calcio a 11, nel corso della stagione si è fatta notare per la sua abnegazione e la sua duttilità tattica. Non importa il minutaggio, ma la voglia con cui ha dimostrato di voler essere parte del progetto Isef, e i risultati le hanno dato ragione. Melissa Cary: Anche lei ha faticato tanto per entrare negli schemi delle iseffine, essendo arrivata a dicembre nei ranghi orange. Ma a vederla giocare con le compagne, sembra che si conoscano da sempre. Un motorino instancabile, corre in ogni zona del campo, pronta a chiudere in difesa e a proporsi in fase offensiva. Anche lei ha messo la firma sul tabellino dei marcatori, in occasione dei quarti di finale con il Cornedo e forse avrebbe meritato anche di più, ma alla fine ha contato anche la sfortuna di aver colpo un legno. Se l’Isef ha innestato una marcia in più nei momenti cruciali delle partite, è anche merito suo. Rossella Vitale: Ha giocato tutte e tre le partite con un ginocchio a pezzi, ma guai a chi dice che ha giocato male. Qualcuno ha anche dubitato della veridicità del suo infortunio. Due gol all’attivo, entrambi nei quarti, sempre con le vicentine del Cornedo. Il primo bellissimo: aggancio in corsa, rientro sul destro e tiro di sinistro all’incrocio sul primo palo, un’apoteosi; il secondo, di testa, come un attaccante vero. E lei lo è: prelibatezza tecnica, abbinata a potenza ed eleganza. Per una diciannovenne come lei non è niente male. Ha un futuro roseo dinanzi a sé. Maria Gimena Blanco: Inutile aggiungere qualche altro aggettivo ai milioni già detti. Simply the best. Ha sofferto tantissimo sia al termine delle fasi preliminari nazionali, sia nei quarti di finale, non potendo entrare in campo perché squalificata. Alla fine ha fatto “l’asso pigliatutto”, portando il tricolore all’Isef ed alzando la coppa come miglior giocatrice della competizione. Probabilmente neanche le catene sarebbero servite per arginare lo straripante fenomeno argentino. Cinque gol all’attivo, uno in meno della Massignan che ha vinto la classifica marcatori. Se avesse preso anche questo trofeo, però, nessuno avrebbe gridato allo scandalo. E finalmente, l’abbiamo anche vista sorridere. Era ora. Tina Acone: A vederla giocare sembra sia una diciottenne. Encomiabile la sua voglia di lavorare sodo dimostrata nell’arco della stagione, e la tenacia con cui ha affrontato le tre partite della manifestazione. Una guida impareggiabile per tutte le compagne, sia in campo che fuori. Ha annichilito tutte, anche quelle che magari tecnicamente erano mezza spanna sopra di lei: l’incubo peggiore per la Massignan, per Neka e per la Nicoletti. E siamo pronti a giurare che la vedremo così per altri anni ancora. Laura D’Acuti: Non è scesa in campo, ma siamo sicuri che sia stata una delle prime a gioire per il successo iseffino. Dinanzi a lei un baluardo insormontabile come Mascia, è una del “gruppo storico” dell’Isef. In questa stagione ha collezionato qualche presenza, ma quando l’ha fatto si è sempre fatta trovare pronta. Alla fine se non ha giocato poco importa: quello che conta è che anche lei, il prossimo anno, avrà il tricolore sul petto. Ed il merito è anche suo, così come di tutte, perché rimanere all’Isef è stata la scelta più giusta.
Vincenzo Iamunno: Dopo l’esperienza nel settore giovanile dell’Isef, quella come allenatore della selezione femminile. Una sfida affascinante e nata con “l’inganno”, come abbiamo detto. Lui ce l’ha messa tutta per costruire una squadra e un gruppo: era difficile, ma non impossibile. Ha reso tutto più semplice, allestendo pian piano una squadra che ubbidisce a tutti i suoi comandi. Se oggi l’Isef è campione d’Italia, un dieci e lode spetta anche a lui, al tecnico che ha saputo regalare una delle gioie più grandi al presidente Boccia. Da principe del campo ad imperatore in panchina, il passo è breve. Complimenti mister. |